Si è tanto parlato del nuovo stupendo Stadio del Nuoto di Taranto, costruito per i Giochi del Mediterraneo, ma come troppo spesso accade in Italia, i problemi nascono dopo le manifestazioni; ovvero quando i contributi statali finiscono e bisogna pensare e finanziare la gestione successiva.
Sulla situazione molto difficile squarcia il velo Il Fatto Quotidiano, che nell’edizione di oggi fa il punto tutt’altro che roseo. Di fatto non ci sono più soldi e bisogna capire a chi affidarlo. Altri impianti (tennis e atletica per esempio) hanno trovato sponda nelle rispettive federazioni, il nuoto no.
E d’altronde il Commissario Ferrarese dalle sue dichiarazioni riportate dal quotidiano aveva proposto di costruire uno stadio piccolo per gli allenamenti per poi spostarsi a Bari per le gare, ma la sua proposta è rimasta inascoltata e ora Taranto rischia di ritrovarsi una cattedrale nel deserto, proprio quando la prevista chiusura dell’Ilva potrebbe chiedere dazio all’economia locale.
La FIN di Barelli per ora nicchia. Un milione e mezzo di costi annui di gestione sono davvero tanti e solo un accordo di cooperazione tra vari enti potrebbe coprirlo. Le esperienze del passato (Bari compresa) non inducono all’ottimismo.
